Lezione XI - Organizzazione dei provini per il casting
Quando si ha la necessità di provinare degli attori candidati ad un determinato ruolo, la Produzione dovrà organizzare una sessione di ripresa in uno spazio apposito, seguendo delle regole ormai consolidate. Lo spazio a disposizione per i provini deve essere sufficientemente ampio da permettere movimenti adeguati all'attore; si deve disporre di una buona telecamera e di un impianto luci semplice, ma efficiente e utilizzato da un direttore della fotografia o comunque da una persona esperta, perchè anche la fotogenicità può essere un elemento discriminante. E' importante, come si può ben intuire, anche una buona registrazione del sonoro. Se ci sono più candidati per lo stesso ruolo nella stessa giornata è bene non accavallare gli appuntamenti e tenersi sufficientemente larghi coi tempi. I candidati devono ricevere con congruo anticipo (almeno un paio di giorni prima), l'estratto della scena o delle scene che gli verrà chiesto di interpretare (scelte di regola dal regista). Nel caso (quasi sempre) ci fosse un dialogo a due nella scena, è decisamente meglio avere un attore professionista a disposizione che duetti col candidato. Prima del provino su parte è buona regola che il regista faccia una chiacchierata con l'attore in modo da conoscerlo meglio (se non lo si è incontrato già prima) e metterlo a proprio agio. Il regista dovrà inoltre spiegare la scena, il tono, nonché le carattteristiche principali del personaggio. Guardatevi il video di alcuni provini non realizzati in maniera impeccabile...
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Lezione XII – Il Casting
Uno delle fasi più importanti, difficili e nello stesso tempo divertenti della realizzazione di un progetto video, è quella nella quale si scelgono gli attori che interpreteranno i ruoli più importanti del film. Già dalle prime fasi della preparazione l'aiuto regista avrà preparato una lista completa dei ruoli previsti dalla sceneggiatura, con la descrizione del personaggio (il più accurata e dettagliata possibile) e i numeri delle scene in cui appaiono. Una volta pronto il Piano di Lavorazione si saprà anche in quali giorni è prevista la loro presenza sul set. A questo punto il reparto regia (o anche il direttore/direttice del casting), sempre in collaborazione con lo staff produttivo, inizia a vagliare, ruolo per ruolo, quali sono gli attori più giusti (creando delle rose di candidati) per ogni singola parte. E' chiaro che le scelte derivano anche da ragioni di budget, ma in ogni caso, persino se si sta realizzando un cortometraggio in economia, è bene non scartare nessuna ipotesi. Non è impossibile (anche se estremamente difficile) che un attore affermato possa appassionarsi ad un'idea e decidere di partecipare ad un progetto che lo entusiasmi senza chiedere cifre spropositate. Oltre al problema economico, c'è anche da vagliare la disponibilità degli attori che potrebbero essere impegnati nel periodo in cui prevediamo le riprese del nostro film (talvolta è possibile cambiare le date di lavorazione); infine non è escluso che la nostra sceneggiatura possa essere apprezzata da alcuni e non da altri. Oppure che un attore preferisca un altro ruolo rispetto a quello proposto. E' il caso ad esempio di Rain Man, in cui Dustin Hoffman preferì il personaggio dell'autistico a quello del fratello normale per il quale era stato consultato. In ogni caso, oltre alla consulenza degli agenti, è bene incontrare di persona i candidati e valutarne le reazioni. In talune situazioni è bene prevedere dei provini su parte per verificare (se possibile) l'aderenza dell'attore al personaggio. L'effettuazione dei provini filmati su parte prevede un'organizzazione puntuale e complessa di cui parleremo in un prossimo post.
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Lezione X - Suddivisione del lavoro
Che si produca un cortometraggio, un film cinema o una fiction, è importante che l'organizzazione dei compiti sia chiaramente distribuita nell'ambito dello staff produttivo. Ogni figura professionale, dal segretario di produzione all'organizzatore generale, deve vedersi assegnati i propri spazi di lavoro in maniera palese: tutte le responsabilità e le incombenze devono far capo ad una persona specifica, in modo tale da non creare sovrapposizioni o equivoci.
Le decisioni, l'esecuzione delle direttive o dei processi di routine, devono essere presi senza tentennamenti, spesso in situazioni di emergenza o comunque senza avere il tempo di potersi confrontare con altri collaboratori. Molti anni fa, durante le riprese di un film in costume in cui facevo l'aiuto regista, all'ultimo momento una giovanissima attrice di una decina d'anni diede forfait per motivi di salute. Ci trovavamo a Granada, in Spagna e mancavano solo due giorni al momento in cui avremmo dovuto girare la scena con quell'attrice (era un piccolo ruolo ma importante). Immediatamente, senza consultare praticamente nessuno (comunicai solamente la mia decisione all'organizzatore a cose fatte), organizzai una convocazione di bambine nelle scuole elementari e mi recai a visionarle. Ne scelsi due che potevano essere adatte, le mandai in sartoria a provare il costume e le feci vedere al regista, il quale ne scelse una senza esitazioni. Potete vedere titoli di testa e di coda del film tv nel video che segue.
Di questi problemi se ne possono verificare molti e in ogni reparto della troupe e sempre devono venir risolti in breve tempo. Soltanto se la suddivisione delle responsabilità è precisa e chiara, si può venire a capo di ostacoli e imprevisti che potrebbero comportare danni economici (e comunque perdite di tempo) alla produzione del film.
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Lezione XI - Esempio di regia
Così come per le lezioni di sceneggiatura, mi sembra utile andare a cercare quei film che possono insegnare qualcosa per quanto riguarda la regia. Ovviamente di film girati bene, persino magistralmente, ce ne sono moltissimi, alcuni dei quali fanno parte della storia stessa del cinema. Tuttavia mi sembra doveroso segnalare un film italiano recente (del 2008) che ha avuto un discreto successo di pubblico e (ancora di più) di critica. Mi riferisco a “Il Divo”, di Paolo Sorrentino. E' un film che può piacere o non piacere, ma nella regia (più che nella recitazione tanto decantata e premiata), a mio avviso ha il suo punto forte. Sorrentino ha uno stile estremamente personale ed incisivo che qualcuno ha accostato a quello di Fellini, ma che secondo me è totalmente originale, quasi iperrealistico (se mi concedete il brutto termine), ironico, ma leggero. Specialmente quando deve presentare i personaggi della commedia politica italiana, ma anche nelle scene d'azione, il regista riesce a ricreare delle atmosfere affascinanti che rendono coinvolgente scene e trama. Insomma è un film da vedere e su cui riflettere non tanto per la storia che racconta, quanto per il modo in cui lo fa.
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Lezione IX – Postproduzione
Dopo la preparazione e dopo le riprese, la struttura produttiva di un film (che sia un video, una pubblicità, un documentario, una fiction o un film) deve passare ad occuparsi di quella fase che viene generalmente definita post-produzione. L'utilizzo di pellicola (16 o 35mm) o di un supporto digitale determina delle procedure diverse da un punto di vista tecnico, ma si passa pur sempre attraverso degli step obbligati che citeremo per ora in modo appena accennato, ma che approfondiremo in post successivi (soprattutto il montaggio).
Dopo sviluppo e stampa (solamente per la pellicola), che è una lavorazione puramente tecnica, la prima vera fase della post-produzione (che peraltro inizia già durante le riprese, almeno di norma) è quella del MONTAGGIO che ormai viene realizzata sempre con dei programmi per computer (Avid in genere, ma anche FINAL CUT o ADOBE PREMIERE) che hanno reso il lavoro molto più semplice, scalzando definitivamente la moviola. Non si taglia più materialmente la pellicola (una copia di lavoro), ma si interviene lavorando su file che possono essere spezzati, accorciati, riallungati... con un colpo di click.
Sempre meno determinante è la fase del DOPPIAGGIO, visto che oramai la presa diretta del sonoro sta diventando una pratica ineludibile o quasi. A parte qualche pubblicità o film con attori stranieri, il doppiaggio serve solamente a correggere qualche dialogo compromesso.
Successivamente si lavorerà sul suono con il MISSAGGIO, che serve a ottimizzare il livello sonoro dei dialoghi, dei rumori e della musica.
A parte alcuni ulteriori interventi tecnici (eventuali color correction, effetti speciali di computer grafica, trasformazione in pellicola del supporto digitale ecc.), il film ora è pronto per essere distribuito nelle sale. Il Paziente Inglese è il primo film che ha vinto l'Oscar per il montaggio eseguito con Avid.
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Risposta 2 a Manuele.Filippo - Tendenze cinema
E veniamo alle tendenze commerciali del cinema internazionale. E' ormai da diversi anni che l'industria cinematografica statunitense ha stabilito che il pubblico delle sale è formato in gran parte di adolescenti e famiglie. Pertanto l'offerta maggiore è indirizzata a quel pubblico di utenti. Per fare un esempio, gli investimenti per tecnologia e per l'istruzione del personale si sono indirizzati moltissimo verso l'animazione e in special modo verso il 3D, in maniera tale che, nonostante il costo notevole di un film in 3D, le risorse possono essere ammortizzate attraverso un processo continuo di realizzazione di tali prodotti che devono mantenere uno standard di appeal sempre crescente. Ma per far sì che ne valga la pena è necessario che il risultato al botteghino sia soddisfacente. La conclusione è che i film di animazione statunitensi sono indirizzati a varie fasce d'età nel tentativo di coinvolgere una famiglia intera nell'apprezzamento del prodotto. Pensiamo a Shrek, Ratatouille, Era Glaciale, ecc. Nella stessa ottica si sono moltiplicati i film “fantasy”, da Harry Potter a Il Signore Degli Anelli, a Narnia e via di questo passo, senza dimenticarci i supereroi e la fantascienza.
E' chiaro che il resto della produzione ne soffre un po'. Per fortuna c'è ancora un certo spazio per il cinema cosiddetto “indipendente”, prodotto cioè da società minori rispetto alle Major Companies americane.
In Italia la situazione è totalmente diversa. I fondi necessari alla realizzazione di un film non scaturiscono da scelte personali di un produttore o di una società che credono in un determinato copione o in una determinata idea. Nel nostro paese si va avanti a tentoni perchè i finanziatori sono spesso burocrati (Ministero della Cultura, Rai, Mediaset...) che valutano esclusivamente (o quasi) il cast, la riconducibilità di un film a un genere che reputano vincente e qualche volta il nome del regista. E' difficile stabilire se questo tipo di impostazione sia quello giusto, fatto sta che il nostro cinema appare piuttosto stagnante e privo di capacità di penetrazione internazionale.
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Risposta a Manuele.Filippo - Tendenze di cinema e tv
Nel mio post precedente cito “Lost” e “24” come due esempi di fiction televisiva che si avvicina stilisticamente al cinema. Di esempi ce ne sono sicuramente altri e comunque in moltissimi serial statunitensi si avverte la sensazione di un'ibridazione tecnica che una volta non sarebbe stata pensabile. Anche prodotti come “Sex And The City” o “Desperate Housewives”, tanto per far riferimento a lavori di grandissimo successo, pur mantenendo gli elementi classici della lunga serialità (personaggi e luoghi ricorrenti, intrecci ecc.), aprono le porte ad un'espressività visiva più sofisticata, ad argomenti più scabrosi (a volte scioccanti) e difficili, e non più soltantoa trame rassicuranti e nazional popolari.
Il fatto è che il pubblico televisivo è potenzialmente molto più vasto e sfaccettato di quello cinematografico. Statisticamente non c'è un'età specifica a cui rivolgersi, né un livello culturale omogeneo che segue la TV più di un altro. E' per questo che l'offerta di fiction per il cosiddetto “piccolo schermo”, che come abbiamo visto tanto piccolo non lo è più, è diversificatissima. Si va dalla sit-com più semplice fatta per i bambini e le famiglie, ad argomenti che riguardano paranormale e magia, thriller, storici, azione, sesso, amicizia e tanti ospedali (E.R., Dr. House, Grey's Anatomy, Private Practice...). Non solo, la qualità media di queste fiction (gusti personali a parte) è piuttosto elevata dal momento che le società di produzione e i network stanziano cifre sempre più elevate per la realizzazione di queste opere, dimostrando coraggio e imprenditorialità che purtroppo da noi sono sconosciuti. Ci sarebbero tante altre cose da dire a questo proposito, ma mi limito ad un'ultima osservazione: fino a una decina (forse una quindicina) di anni fa gli attori televisivi e cinematografici appartenevano a due mondi diversi e con pochissima comunicazione. Ormai non è più così.
Rimando ad un post successivo la questione dei cartoni animati e del cinema. Nel frattempo guardate questo brano di Desperate Housewives: in pochi minuti colpi di scena a non finire, tutt'altro che rassicuranti...
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Lezione X - Mezzi di diffusione
Fino a qualche anno fa i mezzi di diffusione dei prodotti video erano sostanzialmente diversi: da un lato il grande schermo cinematografico, dall'altro il televisore domestico le cui dimensioni massime non superavano mai i 29 pollici di diagonale, cioè circa 72-73cm.
La differenza tra i due mezzi di diffusione era enorme. Pertanto i prodotti per il cinema e quelli per la TV avevano necessità difformi in termini di qualità video (e sonora) e tipo di inquadrature, oltre che per pubblico. Tanto per fare qualche esempio per i prodotti televisivi (specialmente in Italia) si usava raramente il 35mm, ricorrendo più spesso al 16mm o alle telecamere; raramente si assisteva a campi lunghi e a scenografie dettagliate e complesse, privilegiando invece i campi medi e i Primi Piani. Negli ultimi anni non solo esistono dei videoproiettori di discreta qualità in grado di ingrandire l'immagine televisiva fino a farla diventare di poco inferiore a quella degli schermi cinema, ma soprattutto esistono sul mercato apparecchi TV Full HD di diagonale superiore ai 60 pollici (oltre 150cm). I sistemi di diffusione sonora (surround e HiFi), inoltre, permettono un ascolto straordinario paragonabile a quello delle sale. Questa rivoluzione tecnologica ha fatto sì che nel proporre prodotti per il “piccolo schermo” si sia iniziato a ricercare il massimo della qualità, che il modo di inquadrare e lo stile ricalchino più o meno quelli del cinema. Molti dei seriali americani (vedi “Lost” o “24 ore”) hanno cominciato a dare maggiore importanza all'ambientazione e alle scenografie, la macchina da presa (o la telecamera HD) si muove come se si girasse un film. Non c'è più necessità di stringere eccessivamente i campi, la cura dei dettagli è essenziale quanto nel cinema, la colonna sonora (non solo la musica) assume un'importanza molto maggiore.
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Lezione VIII – La Troupe
Sia che si faccia un film per il cinema, che un serial televisivo oppure un cortometraggio, la produzione si prende carico di trovare il personale che collaborerà alla realizzazione del prodotto. E per ogni membro di questo staff (la troupe) bisognerà preparare un contratto di lavoro regolato dalle norme previste. La Troupe (nel rispetto del contratto firmato), ha dei diritti e ovviamente dei doveri nei confronti del datore di lavoro (la società che materialmente gestisce il film – la produzione esecutiva). La scelta della troupe è un momento molto delicato della preparazione, delicato quanto quello della scelta del cast. Come abbiamo visto nei post precedenti, esistono vari reparti nell'ambito del personale che collabora alla lavorazione e ogni capo-reparto ha una responsabilità specifica professionale che coinvolge anche le prestazioni di chi fa parte del “suo” reparto. Tanto per intenderci la Costumista dovrà prendersi carico della produttività dei suoi assistenti, delle sarte ed eventualmente di altre figure che collaborano con lei. Se il regista o l'organizzatore generale credono di notare delle mancanze nel lavoro di qualche persona del reparto costumi, si rivolgeranno alla costumista per risolvere il problema. Tuttavia in Italia (e questo è un aspetto estremamente positivo) c'è molto senso di collaborazione anche tra persone di diversi reparti e in un certo senso il risultato finale finisce per avere più importanza di quello specifico del proprio reparto. Ciò invece non accade nella produzione statunitense, per fare un esempio, nella quale i reparti sono a compartimenti stagni e la comunicazione avviene solamente attraverso l'aiuto regia o lo staff della produzione. In film molto complessi (ma non solo) questa rigidità professionale (associata ad una disponibilità economica maggiore) porta alla necessità di un periodo di Preparazione molto più lungo durante il quale ogni piccolo dubbio venga dissipato all'origine e durante il quale la lavorazione sul set venga prevista fin nei minimi particolari (o quasi).
Nel video che segue porto l'esempio di un film particoalrmente complesso e di una sequenza che comporta la collaborazione stretta tra diversi reparti. Si tratta di “Apocalypse Now”, di Francis Ford Coppola. Guardando questo spezzone vi renderete conto delle sinergie tra SCENOGRAFIA, COSTUMI, EFFETTI SPECIALI, STUNTMEN, SUONO, FOTOGRAFIA e ovviamente REGIA.
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Risposta ad Andrea - Rodolfo Sonego
Certo che ho sentito parlare di Rodolfo Sonego, uno dei più importanti sceneggiatori della storia del cinema italiano. Se si facesse una rapida ricerca su Internet, si scoprirebbe come Sonego ha firmato molti tra i più importanti film degli ultimi 45 anni, e come abbia partecipato ad oltre 80 pellicole, molte delle quali in collaborazione con Alberto Sordi. Si verrebbe a sapere che ha scritto film per Dino Risi, Mario Monicelli, Vittorio De Sica, Nanni Loy, Luigi Comencini, Carlo Lizzani, Alberto Lattuada, Luigi Zampa, e persino per Carlo Verdone (in collaborazione con Sergio Leone), oltre a numerossissimi altri.
A mio giudizio, il suo capolavoro è “Una Vita Difficile”, di Dino Risi, di cui ho parlato in un altro post, ma ha scritto anche il soggetto (almeno così si dice) de “Il Sorpasso”, che però non gli è stato mai accreditato... Tuttavia se ne potrebbero ricordare moltissimi, tra i quali “Bello, Onesto Emigrato Australia Sposerebbe Compaesana Illibata” con Alberto Sordi e Claudia Cardinale, per la regia di Luigi Zampa, di cui allego un lungo spezzone.
Per quanto riguarda la sua vita, si saprebbe che è nato in provincia di Belluno nel 1921 e morto a Roma nel 2000. Fu partigiano, divenne un ottimo disegnatore e si trasferì a Roma chiamato da Rossellini poco dopo la fine della guerra. Conobbe Fellini, Amidei, Mafai e cominciò così la sua carriera di sceneggiatore.
Puoi scrivere benissimo sul tuo curriculum di aver seguito questo corso On-Line, d'altra parte è facile controllarne la serietà da parte di chi volesse verificarne la consistenza.
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Lezione IX - Generi e regia
Credo sia abbastanza ovvio pensare che il genere di film che si intende realizzare influenzi necessariamente lo stile di regia (e non solo) che si dovrà adottare. Un film drammatico ha bisogno di tempi adeguati a descrivere emozioni ed atmosfere, probabilmente i primi piani saranno più frequenti, proprio per sottolineare gli stati d'animo dei personaggi, la recitazione verrà senz'altro curata nei minimi dettagli. Un film comico ha soprattutto bisogno di ritmo e non necessariamente (o almeno non sempre) di uno sfruttamento dei mezzi tecnici raffinatissimo, mentre ci dev'essere una grande sintonia tra gli attori. Un film d'azione deve essere incalzante ed evidenziare la spettacolarità più che l'emozione e la prestazione degli interpreti... Ma è altrettanto ovvio considerare che ci sono anche film che prevedono situazioni diversissime, a volte comiche, a volte drammatiche, a volte spettacolari, per cui le schematizzazioni di stile sono impossibili. Chi si appresta a girare un cortometraggio (necessariamente inferiore ai 30-40 minuti, anche se alcuni festival di corti non accettano pellicole più lunghe di 20 o addirittura 15), deve rendersi conto non solo che la storia narrata non può che svilupparsi in un arco narrativo breve e quindi si deve ricorrere a racconti “dedicati”, ma anche che lo stile di regia ha bisogno di una cura particolare che riesca a dare uno stile adatto fin dalle primissime immagini. Il cortometraggio concede poco tempo allo spettatore per entrare nella storia e restare coinvolto nella trama o per identificarsi coi personaggi, per cui c'è bisogno di affascinare il pubblico con dei segnali visivi forti, fin dall'inizio. Una pubblicità (in genere di 30 secondi, massimo un minuto, ma spesso anche più breve) deve comunicare messaggi di grande impatto in tempi ristrettissimi. Il “concept” deve essere efficacissimo o affidato ad una regia di grandissimo impatto. Meglio se ci sono tutti e due questi ingredienti. Consiglio pertanto di guardare due o tre film per ogni genere (avventura, thriller, drammatico, commedia ecc.) e anche molte pubblicità (anche quelle fastidiose), per rendersi conto come di volta in volta si sia affrontato il compito. Anche se esistono moltissime varianti, alla lunga noterete degli schemi comuni tra i vari generi e vi accorgerete come in tempi storici diversissimi, anche a distanza di 50 anni e più, tutto sommato alcuni stili siano sostanzialmente rimasti gli stessi.
Nel video che segue potete vedere una pubblicità secondo me particolarmente azzeccata, perchè intrattiene, sorprende e va diretta allo scopo per il quale è stata immaginata. Le riprese sono di eccellente fattura e rendono credibile il prodotto.
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Lezione VIII - La presa diretta del suono
Fino a qualche decina di anni fa i film in Italia venivano girati dando poco rilievo a quello che viene chiamato il “suono in presa diretta”. Mentre negli Stati Uniti ed in altri paesi il sonoro di un film era più o meno registrato dal vivo, durante le riprese, nel nostro paese i film venivano doppiati, gli effetti sonori inseriti in fase di post produzione assieme alla colonna musicale. Ci eravamo abituati al doppiaggio, visto che comunque tutte le opere provenienti dall'estero subivano questo trattamento (e ancora lo subiscono). Tuttavia dagli anni '80 in poi è nata l'esigenza di avere un sonoro più realistico, sia per quello che riguarda i dialoghi, che i rumori di fondo. E' così che è venuta fuori una generazione di fonici e microfonisti sempre più professionali e specializzati, in grado di realizzare un prodotto di grande qualità.
Il fatto però di dover tener conto dei problemi della presa diretta, significa un impegno maggiore di tutta la troupe, significa dover rigirare delle inquadrature per errori nella registrazione del suono, significa dover prevedere gli spazi di lavoro giusti per permettere di piazzare microfoni e aste in una posizione consona, significa dover dare del tempo al reparto “suono” di poter registrare colonne a vuoto (wild tracks in inglese), significa il silenzio assoluto durante le riprese (non si possono accettare passaggi di aeroplani che coprano i dialoghi, per esempio), significa che il regista non può intervenire a dare suggerimenti, che l'aiuto regista non può chiamare le comparse... e così via. Questi inconvenienti vengono però compensati da uno snellimento notevole al momento del doppiaggio e del missaggio. Il bilancio costi/benefici è sicuramente positivo, così come nettamente positivo è il contributo alla qualità del prodotto. Nel video che segue potete vedere una situazione nella quale è necessario ripetere la ripresa in quanto il microfono è entrato nel campo visivo della macchina da presa.