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I contenuti della Sceneggiatura 5
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Dimentichiamoci per un po’ dello schema di Syd Field e cerchiamo di concentrarci su cosa dobbiamo fare per poterci accingere a scrivere la sceneggiatura del nostro film. Se abbiamo scritto un soggetto o un trattamento dovremmo aver chiara la trama del film e chi sono i personaggi fondamentali della storia. E qui ci dobbiamo fermare un po’, riflettere e prendere appunti. E’ necessario infatti che mettiamo a fuoco chi sono i ruoli che popolano il copione, come agiscono, come parlano, che carattere hanno, quale personalità. Un po’ tutti i manuali di sceneggiatura insistono su questo punto: bisogna sforzarsi di scrivere ogni caratteristica principale dei protagonisti, anche quelle che probabilmente non verranno fuori nel corso della sceneggiatura. E’ un modo per appropriarci dei soggetti che animeranno il nostro lavoro, rendendoli originali e soprattutto coerenti, per sapere dall'inizio come interagiranno con l'ambiente e con le persone, come reagiranno a determinate situazioni ed eventi. In sintesi: bisogna scrivere un accenno di biografia (età, luogo di nascita, esperienze familiari e sociali), a che tipo di classe sociale appartengono, come parlano (dialetto, cultura ecc.), come sono fisicamente e moralmente (senza scrupoli, fedeli o meno, vecchio stampo, socievoli…). Può risultare un impegno noioso, a volte poco stimolante e spesso troppo improvvisato per poter essere credibile. Ma non importa, in caso di dubbio si può sempre cambiare qualcosa al momento opportuno. L’importante è che i nostri personaggi comincino a vivere di vita propria… |
I contenuti della Sceneggiatura 4
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Chi già conosce Syd Field si sarà accorto che lo schema principale è stato un po' modificato. Mi sono preso questa libertà per cercare di semplificare un po' le cose e più in là vi spiegherò perchè. In ogni caso, riguardando la tabella del “paradigma” (così lo chiama Syd Field), ci sono da aggiungere alcuni momenti che secondo l'autore sono importantissimi: PRIMO ATTO: A pagina 25 (circa) ci deve essere un ulteriore colpo di scena che ci traghetta al secondo atto. SECONDO ATTO: A pagina 85 (circa) ci deve essere un ulteriore scolpo di scena che ci traghetta al terzo atto e quindi verso la conclusione. In buona sostanza quello che veniamo spinti a fare è dare un ritmo incalzante al film secondo una struttura predeterminata. Questo ci consentirebbe di scrivere una storia che piace al pubblico, ma nello stesso tempo ci aiuterebbe a dare uno schema alle nostre idee consentendoci di distribuire meglio l'arco narrativo della storia. Effettivamente qualcosa di vero c'è in tutto questo, il problema però è quello di capire se la vicenda che abbiamo in mente ha i caratteri necessari perchè funzioni cinematograficamente, se i nostri personaggi sono interessanti e soprattutto se gli scatti della storia (quelli che ho chiamato “colpi di scena”) sono funzionali. E qui c'è il problema dei problemi: cos'è un colpo di scena o uno scatto della storia (“plot point” o “link” in originale)? Quand'è che una situazione, una scena, una sequenza sono davvero plot point o link? Su questo potremmo discutere all'infinito. Ci troviamo di fronte a uno dei punti deboli dello schema Syd Field, ma se riusciamo ad oltrepassarlo, non c'è dubbio che potremmo essere agevolati nella scrittura della nostra sceneggiatura. |
I contenuti della Sceneggiatura 3
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Abbiamo così il primo degli schemi Syd Field (che come vedremo più in là andrà un po' corretto e ulteriormente suddiviso). E' venuto il momento di applicare la nostra storia a questo schema. Sappiamo che in dieci pagine dobbiamo presentare personaggi principali e situazione iniziale; sappiamo che poco dopo c'è un colpo di scena; sappiamo che tutta la parte conflittuale deve durare una sessantina di pagine; sappiamo che nel terzzo atto dobbiamo impostare la conclusione, ma dopo una quindicina di pagine c'è un nuovo colpo di scena che porta al termine della storia. Ma qual è la nostra storia? Che sia un giallo, una storia d'amore, un film storico e un fumetto, deve comunque essere adattata allo schema. Deve cioè obbedire ad alcune regole e forme di sviluppo che rendano la vicenda avvincente e piacevole da vedere sullo schermo. Se decidiamo che vogliamo raccontare la storia d'amore tra Giovanni e Laura, dobbiamo al momento procedere così (quanto segue è quanto di più banale si possa immaginare ma per brevità e chiarezza, dovrebbe essere funzionale alla spiegazione): - Presentazione di Giovanni e Laura nel loro ambiente. Chi sono, cosa fanno, cosa pensano. Quali sono i tratti che rendono la situazione interessante e non banale. Sono due avvocati in carriera che lavorano per studi concorrenti.
- Colpo di scena: si conoscono durante un processo, ma si detestano (per esempio)
- Raccontiamo come si sviluppa questo rapporto. Il processo li porta a farsi scorrettezze reciproche. Giurano odio l'uno verso l'altra.
- Passiamo al secondo atto. Comincia una serie di situazioni conflittuali. Ad esempio Laura comincia ad invaghirsi di Giovanni, ma non vuole ammetterlo nemmeno a se stessa. Giovanni invece è sprezzante e scostante. Ma il lavoro li porta a vivere a stretto contatto.
- Colpo di scena del secondo atto: dopo una serata in un ristorante vanno in albergo e fanno l'amore.
- Seconda parte del Secondo Atto. Dopo il sesso il loro rapporto cambia e pensano di creare una vita insieme. Ma dopo un inizio promettente, cominciano i dissapori perchè la convivenza pesa ad entrambi. Però Laura resta incinta...
- Comincia il terzo atto. Sentendosi entrambi incastrati, Laura e Giovanni si allontanano. Giovanni intreccia un altro rapporto.
- Colpo di scena del terzo atto: Laura ha un malessere e finisce in ospedale.
- Giovanni corre da Laura in ospedale e capisce quanto la ama. Ma tutto sembra perduto...
- Laura si salva e vissero per sempre felici e contenti.
Insomma, lo schema ci aiuta a mettere giù la nostra storia secondo dei ritmi prestabiliti e a riflettere sui contenuti che arricchiscono e portano avanti la vicenda. |
I contenuti della Sceneggiatura 2
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IL SISTEMA SYD FIELD Il sistema concepito da Syd Field riprende la vecchia concezione aristotelica della suddivisione dell'opera in tre atti e la specifica secondo dei criteri applicati al cinema: 1. INTRODUZIONE DELLA STORIA E DEL PROTAGONISTA (o protagonisti) 2. SVOLGIMENTO DEL RACCONTO CON GLI OSTACOLI CHE IL PROTAGONISTA (o i protagonisti) DEVONO SUPERARE 3. CONCLUSIONE Beh, non è tutto qui, ovviamente. Le regole che Syd Field detta nel suo manuale, sono molto di più e spesso molto precise. Per esempio la durata degli atti. Considerando che un film deve durare circa 120 minuti, egli sostiene che il primo e il terzo atto devono durare circa 30 minuti ciascuno e il secondo atto 60. Ovviamente questi minutaggi vanno adattati in proporzione alla durata prevista di ciascun copione. Ma c'è di più. Dato che scrivendo la sceneggiatura col sistema ormai universalmente accettato ogni pagina mediamente corrisponde ad un minuto, si può dire che il copione sarà di 120 pagine, il primo atto di 30, il secondo di 60 e il terzo di 30. E poiché secondo lui ci devono essere degli ingredienti precisi in momenti precisi della storia, Syd Field sostiene che ci sono delle pagine nelle quali bisogna far capitare un certo avvenimento. Entro pagina 10 bisogna aver presentato situazione generale e personaggio; a pagina 15 ci dev'essere il primo colpo di scena; a pagina 60 il secondo e a pagina 75 il terzo. E non si può barare: pagina 15 può significare pagina 16 o 14, ma non 12 o 18. Insomma può apparire che il guru della sceneggiatura si diverta a dare i numeri. Ma non è esattamente così. Una logica nel suo discorso c'è ed ha a che fare con gli equilibri drammatici del racconto. Riassumiamo brevemente con uno schema. Primo Atto | Secondo | Atto | Terzo Atto | Pagine 1-15 | Pagine 16-30 | Pagine 61-75 | Pagine 79-90 | Pagine 91-105 | Pagine 106-120 | 1° Colpo di scena | 2° Colpo | di scena | 3° colpo di scena | | | | | | | | Questo è solamente l'inizio del metodo, in quanto troveremo ulteriori suddivisioni, interventi e per fortuna anche qualche spiegazione. In ogni caso nei prossimi post analizzeremo il sistema Syd Field per sommi capi, cercando di prendere quanto ci può servire e scartando quanto può essere considerato buono soltanto per il mercato americano. |
I contenuti della Sceneggiatura 1: Introduzione
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Terminata la lunga parentesi dedicata alla tecnica formale di scrittura della sceneggiatura, cominciamo ad occuparci dei contenuti. Questi interventi non faranno riferimento a nessun genere cinematografico e tenteranno di chiarire un po' le idee per qualunque tipo di film si voglia scrivere: commedia, dramma, film storico, film giallo, rosa... Per il momento, quindi parleremo di scrittura per CINEMA e FILM TV, mettendo da parte seriali, sit-com, documentari, videoclip, corti, pubblicità o altro. Come già detto in un post precedente, esistono moltissimi testi che si occupano di questo argomento (troverete anche una breve bibliografia), ma ce n'è solamente uno che ha qualche rilevanza reale e pratica; il libro (i libri dovrei dire) di Syd Field. Syd Field era uno sceneggiatore e un “lettore” (per conto di società di produzione) di copioni, che ha deciso un bel giorno di analizzare sia le proprie opere che quelle di altri e di stabilire quali fossero gli ingredienti che le avessero rese di successo una volta realizzate e proiettate sugli schermi. Da queste analisi e successive riflessioni è nato il suo schema di scrittura. La cosa che lo ha reso davvero rilevante (e unico) è che l'industria cinematografica americana ha preso per buone le sue conclusioni e pertanto nell'analizzare le sceneggiature, si tiene molto spesso conto dei dettami di Syd Field. In altre parole chi legge e giudica una sceneggiatura per conto di un produttore, verifica che il sistema “Syd Field” sia stato effettivamente rispettato. Ovviamente tutto questo vale soprattutto per il mercato statunitense, che però è oggi quello che un po' apre la strada alla cinematografia del resto del mondo. In Italia non mi risulta che qualcuno analizzi un copione cercando di stabilire se esistano determinati criteri di struttura, ma questo non significa che anche da noi il sissema di cui abbiamo parlato (e di cui ci occuperemo un po' più in dettaglio) non abbia alcun valore. A mio parere è bene leggere il testo, per conoscere una realtà che ha un suo effettivo valore commerciale, senza però attenersi ai suoi dettami come fossero i “Dieci Comandamenti” mosaici. Dagli anni '70 ad oggi il sistema Syd Field è stato criticato, rivisto, ridicolizzato, esaltato o snobbato. Tuttavia resta il solo esempio di metodo con una rilevanza effettiva e riscontrabile sul campo. 
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Note tecniche di sceneggiatura XIV
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Note tecniche di sceneggiatura XIII
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Note tecniche di Sceneggiatura XII
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Notazioni simili sono (VOCE AL TELEFONO) (VOCE SEGRETERIA TELEFONICA) (VOCE RADIO) ecc.
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Note tecniche di sceneggiatura XI
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