Le lezioni

I contenuti della Sceneggiatura 5

Dimentichiamoci per un po’ dello schema di Syd Field e cerchiamo di concentrarci su cosa dobbiamo fare per poterci accingere a scrivere la sceneggiatura del nostro film. Se abbiamo scritto un soggetto o un trattamento dovremmo aver chiara la trama del film e chi sono i personaggi fondamentali della storia. E qui ci dobbiamo fermare un po’, riflettere e prendere appunti. E’ necessario infatti che mettiamo a fuoco chi sono i ruoli che popolano il copione, come agiscono, come parlano, che carattere hanno, quale personalità. Un po’ tutti i manuali di sceneggiatura insistono su questo punto: bisogna sforzarsi di scrivere ogni  caratteristica principale dei protagonisti, anche quelle che probabilmente non verranno fuori nel corso della sceneggiatura. E’ un modo per appropriarci dei soggetti che animeranno il nostro lavoro, rendendoli originali e soprattutto coerenti, per sapere dall'inizio come interagiranno con l'ambiente e con le persone, come reagiranno a determinate situazioni ed eventi. In sintesi: bisogna scrivere un accenno di biografia (età, luogo di nascita, esperienze familiari e sociali), a che tipo di classe sociale appartengono, come parlano (dialetto, cultura ecc.), come sono fisicamente e moralmente (senza scrupoli, fedeli o meno, vecchio stampo, socievoli…). Può risultare un impegno noioso, a volte poco stimolante e spesso troppo improvvisato per poter essere credibile. Ma non importa, in caso di dubbio si può sempre cambiare qualcosa al momento opportuno. L’importante è che i nostri personaggi comincino a vivere di vita propria…
Pubblicato da luca morsella il 30-6-2008 8:40 in 5 - Sceneggiatura
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I contenuti della Sceneggiatura 4

Chi già conosce Syd Field si sarà accorto che lo schema principale è stato un po' modificato. Mi sono preso questa libertà per cercare di semplificare un po' le cose e più in là vi spiegherò perchè. In ogni caso, riguardando la tabella del “paradigma” (così lo chiama Syd Field), ci sono da aggiungere alcuni momenti che secondo l'autore sono importantissimi:

 

PRIMO ATTO: A pagina 25 (circa) ci deve essere un ulteriore colpo di scena che ci traghetta al secondo atto.

 

SECONDO ATTO: A pagina 85 (circa) ci deve essere un ulteriore scolpo di scena che ci traghetta al terzo atto e quindi verso la conclusione.

 

In buona sostanza quello che veniamo spinti a fare è dare un ritmo incalzante al film secondo una struttura predeterminata. Questo ci consentirebbe di scrivere una storia che piace al pubblico, ma nello stesso tempo ci aiuterebbe a dare uno schema alle nostre idee consentendoci di distribuire meglio l'arco narrativo della storia. Effettivamente qualcosa di vero c'è in tutto questo, il problema però è quello di capire se la vicenda che abbiamo in mente ha i caratteri necessari perchè funzioni cinematograficamente, se i nostri personaggi sono interessanti e soprattutto se gli scatti della storia (quelli che ho chiamato “colpi di scena”) sono funzionali.

 

E qui c'è il problema dei problemi: cos'è un colpo di scena o uno scatto della storia (“plot point” o “link” in originale)? Quand'è che una situazione, una scena, una sequenza sono davvero plot point o link? Su questo potremmo discutere all'infinito. Ci troviamo di fronte a uno dei punti deboli dello schema Syd Field, ma se riusciamo ad oltrepassarlo, non c'è dubbio che potremmo essere agevolati nella scrittura della nostra sceneggiatura.

Pubblicato da luca morsella il 23-6-2008 9:26 in 5 - Sceneggiatura
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I contenuti della Sceneggiatura 3

Abbiamo così il primo degli schemi Syd Field (che come vedremo più in là andrà un po' corretto e ulteriormente suddiviso). E' venuto il momento di applicare la nostra storia a questo schema. Sappiamo che in dieci pagine dobbiamo presentare personaggi principali e situazione iniziale; sappiamo che poco dopo c'è un colpo di scena; sappiamo che tutta la parte conflittuale deve durare una sessantina di pagine; sappiamo che nel terzzo atto dobbiamo impostare la conclusione, ma dopo una quindicina di pagine c'è un nuovo colpo di scena che porta al termine della storia.

Ma qual è la nostra storia? Che sia un giallo, una storia d'amore, un film storico e un fumetto, deve comunque essere adattata allo schema. Deve cioè obbedire ad alcune regole e forme di sviluppo che rendano la vicenda avvincente e piacevole da vedere sullo schermo.

Se decidiamo che vogliamo raccontare la storia d'amore tra Giovanni e Laura, dobbiamo al momento procedere così (quanto segue è quanto di più banale si possa immaginare ma per brevità e chiarezza, dovrebbe essere funzionale alla spiegazione):

  1. Presentazione di Giovanni e Laura nel loro ambiente. Chi sono, cosa fanno, cosa pensano. Quali sono i tratti che rendono la situazione interessante e non banale. Sono due avvocati in carriera che lavorano per studi concorrenti.
  2. Colpo di scena: si conoscono durante un processo, ma si detestano (per esempio)
  3. Raccontiamo come si sviluppa questo rapporto. Il processo li porta a farsi scorrettezze reciproche. Giurano odio l'uno verso l'altra.
  4. Passiamo al secondo atto. Comincia una serie di situazioni conflittuali. Ad esempio Laura comincia ad invaghirsi di Giovanni, ma non vuole ammetterlo nemmeno a se stessa. Giovanni invece è sprezzante e scostante. Ma il lavoro li porta a vivere a stretto contatto.
  5. Colpo di scena del secondo atto: dopo una serata in un ristorante vanno in albergo e fanno l'amore.
  6. Seconda parte del Secondo Atto. Dopo il sesso il loro rapporto cambia e pensano di creare una vita insieme. Ma dopo un inizio promettente, cominciano i dissapori perchè la convivenza pesa ad entrambi. Però Laura resta incinta...
  7. Comincia il terzo atto. Sentendosi entrambi incastrati, Laura e Giovanni si allontanano. Giovanni intreccia un altro rapporto.
  8. Colpo di scena del terzo atto: Laura ha un malessere e finisce in ospedale.
  9. Giovanni corre da Laura in ospedale e capisce quanto la ama. Ma tutto sembra perduto...
  10. Laura si salva e vissero per sempre felici e contenti.

 

Insomma, lo schema ci aiuta a mettere giù la nostra storia secondo dei ritmi prestabiliti e a riflettere sui contenuti che arricchiscono e portano avanti la vicenda.

Pubblicato da luca morsella il 16-6-2008 10:29 in 5 - Sceneggiatura
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I contenuti della Sceneggiatura 2

IL SISTEMA SYD FIELD

 

 

 

Il sistema concepito da Syd Field riprende la vecchia concezione aristotelica della suddivisione dell'opera in tre atti e la specifica secondo dei criteri applicati al cinema:

 

1.      INTRODUZIONE DELLA STORIA E DEL PROTAGONISTA (o protagonisti)

 

2.      SVOLGIMENTO DEL RACCONTO CON GLI OSTACOLI CHE IL PROTAGONISTA (o i protagonisti) DEVONO SUPERARE

 

3.      CONCLUSIONE

 

Beh, non è tutto qui, ovviamente. Le regole che Syd Field detta nel suo manuale, sono molto di più e spesso molto precise. Per esempio la durata degli atti. Considerando che un film deve durare circa 120 minuti, egli sostiene che il primo e il terzo atto devono durare circa 30 minuti ciascuno e il secondo atto 60. Ovviamente questi minutaggi vanno adattati in proporzione alla durata prevista di ciascun copione. Ma c'è di più. Dato che scrivendo la sceneggiatura col sistema ormai universalmente accettato ogni pagina mediamente corrisponde ad un minuto, si può dire che il copione sarà di 120 pagine, il primo atto di 30, il secondo di 60 e il terzo di 30. E poiché secondo lui ci devono essere degli ingredienti precisi in momenti precisi della storia, Syd Field sostiene che ci sono delle pagine nelle quali bisogna far capitare un certo avvenimento. Entro pagina 10 bisogna aver presentato situazione generale e personaggio; a pagina 15 ci dev'essere il primo colpo di scena; a pagina 60 il secondo e a pagina 75 il terzo. E non si può barare: pagina 15 può significare pagina 16 o 14, ma non 12 o 18. Insomma può apparire che il guru della sceneggiatura si diverta a dare i numeri. Ma non è esattamente così. Una logica nel suo discorso c'è ed ha a che fare con gli equilibri drammatici del racconto.  Riassumiamo brevemente con uno schema.

 

Primo Atto

Secondo

Atto

Terzo Atto

Pagine 1-15

Pagine 16-30

Pagine 61-75

Pagine 79-90

Pagine 91-105

Pagine 106-120

1° Colpo di scena

2° Colpo

di scena

3° colpo di scena

           
 

 

 

Questo è solamente l'inizio del metodo, in quanto troveremo ulteriori suddivisioni, interventi e per fortuna anche qualche spiegazione. In ogni caso nei prossimi post analizzeremo il sistema Syd Field per sommi capi, cercando di prendere quanto ci può servire e scartando quanto può essere considerato buono soltanto per il mercato americano.

Pubblicato da luca morsella il 9-6-2008 9:13 in 5 - Sceneggiatura
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I contenuti della Sceneggiatura 1: Introduzione

Terminata la lunga parentesi dedicata alla tecnica formale di scrittura della sceneggiatura, cominciamo ad occuparci dei contenuti. Questi interventi non faranno riferimento a nessun genere cinematografico e tenteranno di chiarire un po' le idee per qualunque tipo di film si voglia scrivere: commedia, dramma, film storico, film giallo, rosa...  Per il momento, quindi parleremo di scrittura per CINEMA e FILM TV, mettendo da parte seriali, sit-com, documentari, videoclip, corti, pubblicità o altro.

 

Come già detto in un post precedente, esistono moltissimi testi che si occupano di questo argomento (troverete anche una breve bibliografia), ma ce n'è solamente uno che ha qualche rilevanza reale e pratica; il libro (i libri dovrei dire) di Syd Field.  Syd Field era uno sceneggiatore e un “lettore” (per conto di società di produzione) di copioni, che ha deciso un bel giorno di analizzare sia le proprie opere che quelle di altri e di stabilire quali fossero gli ingredienti che le avessero rese di successo una volta realizzate e proiettate sugli schermi. Da queste analisi e successive riflessioni è nato il suo schema di scrittura. La cosa che lo ha reso davvero rilevante (e unico) è che l'industria cinematografica americana ha preso per buone le sue conclusioni e pertanto nell'analizzare le sceneggiature,  si tiene molto spesso conto dei dettami di Syd Field. In altre parole chi legge e giudica una sceneggiatura per conto di un produttore, verifica che il sistema “Syd Field” sia stato effettivamente rispettato. Ovviamente tutto questo vale soprattutto per il mercato statunitense, che però è oggi quello che un po' apre la strada alla cinematografia del resto del mondo. In Italia non mi risulta che qualcuno analizzi un copione cercando di stabilire se esistano determinati criteri di struttura, ma questo non significa che anche da noi il sissema di cui abbiamo parlato (e di cui ci occuperemo un po' più in dettaglio) non abbia alcun valore. A mio parere è bene leggere il testo, per conoscere una realtà che ha un suo effettivo valore commerciale, senza però attenersi ai suoi dettami come fossero i “Dieci Comandamenti” mosaici. Dagli anni '70 ad oggi il sistema Syd Field è stato criticato, rivisto, ridicolizzato, esaltato o snobbato. Tuttavia resta il solo esempio di metodo con una rilevanza effettiva e riscontrabile sul campo.

Pubblicato da Luca Morsella il 3-6-2008 9:26 in 5 - Sceneggiatura
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Note di Sceneggiatura XV

12) NOTE VARIE

 

a) Sulla prima pagina, in testa alla prima scena è possibile scrivere il titolo del film, al centro, in grassetto, sottolineato, utilizzando lo stesso carattere del testo.

 

                                                     giovanni e laura

 

 

1.      casa giovanni  ingresso e salotto   int. giorno

Si apre la porta di casa e vediamo entrare un uomo di 35 anni, tarchiato, biondo e con gli occhiali.  E’ GIOVANNI.  L’ingresso di casa dà sul salotto arredato con un certo gusto, moderno, ma piuttosto disordinato.

Dal corridoio appare una donna di circa 30 anni, alta e slanciata, attraente, LAURA.

Laura va ad abbracciare Giovanni…

 

b) Ogni volta che si introduce un nuovo ambiente nella storia è bene darne                 una descrizione rapida ma indicativa che indirizzi immediatamente lo      Scenografo verso la soluzione adatta all’ambiente. Quanto più si immagina o si conosce nel dettaglio l’ambientazione dei una scena, tanto più si possono far interagire con essa i personaggi, rendendo le azioni più naturali e veristiche.

 

c)       E’ importante rammentarsi di continuare a segnalare quegli oggetti ed accessori che ritroviamo in varie scene (consecutive o meno) e la cui presenza non  può essere data per scontata.  Se ad esempio Giovanni ha una borsa in mano quando esce di casa, è meglio segnalare l’oggetto in tutte le scene successive (se non è chiaro se l’ha sempre con sé) finchè poi non viene lasciato.

 

d)       Le scene, mediamente, non dovrebbero essere mai troppo brevi. Un continuo cambiamento di ambienti può risultare di grande confusione.

Come regola generale (ma dipende moltissimo dal tipo di film) ci dovrebbero essere degli ambienti ricorrenti nella storia che servono da punti fermi, di riferimento.  Questo inoltre aiuta non poco la Produzione nell’economizzazione delle spese.

e)       Bisogna sempre tenere d’occhio il budget del film.  Scene con troppe comparse (generici) o con effetti speciali spettacolari, possono costituire un problema per i finanziatori.  Prima di scriverle è bene consultarsi con i responsabili della Produzione.

f)        La copertina della sceneggiatura deve comprendere il titolo del film, gli autori e la data della versione.  La Produzione in genere vi inserisce i propri dati e il proprio logo.

g)       Ricordarsi di depositare sempre i diritti della sceneggiatura (o del soggetto) presso la SIAE o quantomeno utilizzare uno degli altri sistemi che servano a proteggere il proprio lavoro dal possibile plagio da parte di altri.

Pubblicato da luca morsella il 23-5-2008 9:10 in 5 - Sceneggiatura
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Note tecniche di sceneggiatura XIV

11) PERSONAGGI

 

E’ consigliabile attribuire dei nomi a tutti i personaggi, anche quelli più piccoli, purchè abbiano qualche battuta di dialogo. Questo per evitare di ripetere troppe volte ( e per personaggi diversi) i termini UOMO, DONNA, AGENTE DI POLIZIA, UOMO 1, UOMO 2 ecc.  Queste ripetizioni confondono il lettore, ma soprattutto rendono più difficile il lavoro sulla sceneggiatura sia per il casting che per il piano di lavorazione.

 

Ma assegnare dei nomi non è sempre sufficiente.  Bisogna ricordarsi di far nominare i personaggi nel dialogo (quantomeno i principali). Rischieremmo altrimenti di non far conoscere al pubblico i nomi dei nostri protagonisti.

 

In diverse sceneggiature si verifica il caso in cui un personaggio viene introdotto ad un certo punto del racconto, ma la sua identità è rivelata molto più avanti. In questo caso il nome del personaggio va segnalato fin dalla prima apparizione, anche a costo di far perdere un colpo di scena.  Questo perché (è importante ricordarlo) la sceneggiatura non è un romanzo giallo.  La sceneggiatura è uno strumento di lavoro. Chi lavorerà sul copione dovrà sapere sempre e con esattezza quali sono i personaggi del film e in che scene appaiono.

 

Quando si ricorre a nomi generici (tipo UOMO o CLIENTE) per personaggi minori che, pur apparendo in una sola scena, hanno delle battute di dialogo, bisognerebbe cercare di distinguerli da altre figure presenti nel film.  Se per esempio un uomo in un bar chiede un caffè al barista, sarebbe bene scrivere:

 

                     UOMO BAR

            Un caffè, per favore…

 

Oppure:

 

                     COMMESSA BOUTIQUE

            Desidera qualcosa, signora?

 

L’indicazione del luogo in cui si svolge la scena spesso può essere sufficiente.

 

Negli ultimi anni, prendendo spunto dalle sceneggiature americane, si tende sempre di più a scrivere in maiuscolo il nome di un personaggio quando appare per la prima volta nella sceneggiatura (in alcune sceneggiature invece tutti i nomi che si riferiscono a presenze umane vengono sempre scritti in maiuscolo).  Questa regola andrebbe seguita non soltanto nel caso di nomi propri o specifici del personaggio (es. GIOVANNI  o  IL GIOIELLIERE), ma anche nel caso di presenze generiche come FOLLA, POLIZIA, CLIENTI ecc. 

L’aiuto che questa prassi dà effettivamente alla produzione del film è molto relativo ed è uno sforzo notevole per lo sceneggiatore.  Può essere tranquillamente disattesa.

 

Ridurre al minimo le notazioni sugli abiti.  Se si vuole si può dare l’idea del look del personaggio, ma senza scendere nei dettagli (se non per qualche situazione o personaggio particolare).

 

Bisogna sempre ricordarsi che ogni scena è un capitolo a se stante e che è necessario precisare ogni volta i personaggi che vi prendono parte, (anche se in forma collettiva, p.e. “I due amici”, “i tre ragazzi” ecc.). Questo serve ad evitare confusioni ed equivoci.

 

Ogni volta che si introduce un nuovo personaggio di un certo rilievo, questo va descritto nei suoi tratti essenziali: età approssimativa, struttura fisica e se utile anche ceto sociale ed altre eventuali caratteristiche distintive.

Pubblicato da Luca Morsella il 15-5-2008 11:04 in 5 - Sceneggiatura
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Note tecniche di sceneggiatura XIII

11) IL DIALOGO seconda PARTE

 

Quando un personaggio legge qualcosa ad alta voce , è buona norma indicarlo:

 

Ettore prende il giornale e si siede in poltrona. La sua attenzione è subito attratta da un titolo a lettere cubitali.

 

ETTORE

(legge) Attentato terroristico

alle Torri Gemelle…

 

   Giovanni abbassa il giornale e prende il telecomando…

 

In altri casi, quando per esempio viene inquadrato un bigliettino, lo schermo di un computer, o qualsiasi altra scritta che potrebbe essere poco leggibile, si può ricorrere allo stratagemma della voce fuori campo che legge.

 

Giovanni estrae dalla tasca un pacchetto di fiammiferi. C’è un nome segnato a penna:

 

                     GIOVANNI (F.C.)

           Laura…

 

Giovanni rimette in tasca il pacchetto di fiammiferi e si avvia deciso verso la porta.

 

Tutte le volte in cui in testa o in coda ad una scena (comprese le telefonate) due o più personaggi si accomiatano, bisogna ricordarsi di farli in qualche modo salutare.  L’operazione può risultare noiosa e inutile, ma se non si trova il modo di iniziare dopo o terminare prima la scena, evitando così le fastidiose presentazioni e/o i saluti, non ce ne possiamo esimere.

 

Se c’è un personaggio che parla in una lingua straniera si scriverà il dialogo in Italiano con la nota tra parentesi della lingua nella quale quella battuta viene pronunciata. E non solo la prima volta che ciò accade, ma tutte le volte, senza eccezioni.

 

Esempio:

                     IVANOV

            (in Russo) Non l’ho mai conosciuto.

            Non ero a Mosca in quel periodo…

 

La stessa regola vale per i dialetti che non si conoscono alla perfezione.

Sarà la Produzione a fare in modo che quel dialogo venga poi tradotto nella lingua o nel dialetto segnalati dallo sceneggiatore (e quindi, se necessario, sottotitolato).

 

La regola vorrebbe che se il dialogo di un personaggio viene interrotto dalla descrizione dell’azione senza che nessun altro parli nel frattempo, quando si riprende a scriverne il dialogo, accanto al suo nome si annoti (cont.), continua (vedi il primo esempio nella sezione DIALOGO).  Questo facilita sicuramente l’attore che interpreta il personaggio a riconoscere immediatamente le proprie battute.  Tuttavia è una regola poco seguita. 

 

Un po’ più seguita è quella che prevede la stessa annotazione (cont.) nel caso che il dialogo venga spezzato dal cambio pagina e prosegua in quella successiva.

 

 

Pubblicato da Luca Morsella il 7-5-2008 9:36 in 5 - Sceneggiatura
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Note tecniche di Sceneggiatura XII

10) IL DIALOGO PRIMA PARTE

 

Il dialogo scritto in sede di sceneggiatura è più o meno quello che l’attore reciterà al momento delle riprese. Il nome del personaggio va scritto al centro della pagina e il dialogo, con margine più ampio, subito sotto. 

 

All’interno del dialogo si possono inserire brevi notazioni parentetiche riferite alle parole pronunciate dal personaggio, che indicano stati d’animo, riflessioni interiori, tono del discorso oppure la persona a cui il personaggio si rivolge da un certo punto in poi.  Anche qui è bene non ricorrervi troppo e in ogni caso evitare di utilizzarle per descrivere situazioni che vanno invece raccontate con l’azione.

 

Esempio:

 

casa giovanni  int. giorno

Giovanni e Laura sono seduti in poltrona l’uno di fronte all’altra. Ettore è in piedi e li osserva. Si percepisce un velo di tensione.  Dopo qualche istante di silenzio…

 

                     GIOVANNI

            Te l’avevo detto di stare attenta.

            (una pausa) Sono contento che non

            ti sia fatta male.

 

                     LAURA

            (seccata) Non voglio sentire prediche.

            Per favore…

 

Laura gli lancia un’occhiataccia.

 

                     LAURA (cont.)

            Altrimenti me ne vado. (a Ettore)

Mi accompagni tu?

 

         ETTORE

Volentieri.

 

Giovanni sorride….

 

Esistono casi in cui chi parla non è inquadrato e pertanto se ne sente soltanto la voce.  In questo caso, immediatamente accanto al nome del personaggio si aggiunge il termine FUORI CAMPO, abbreviato in (F.C.). Questo sia nel caso in cui l’attore sia fuori del campo visivo, sia che la sua voce racconti qualcosa che è avvenuto o sta avvenendo e il personaggio non fa proprio parte della scena.  In quest’ultimo caso è preferibile apporre l’indicazione (VOCE) subito prima o subito dopo il nome di chi parla.  Nelle sceneggiature inglesi la differenza è (O.S.) per Off Screen e (V.O.) per Voice Over.  In genere sono accettate anche nelle sceneggiature italiane.

Notazioni simili sono (VOCE AL TELEFONO) (VOCE SEGRETERIA TELEFONICA) (VOCE RADIO) ecc.

Pubblicato da Luca Morsella il 24-4-2008 9:30 in 5 - Sceneggiatura
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Note tecniche di sceneggiatura XI

9) SOTTOLINEATURE E SCRITTE DA VISUALIZZARE

 

 

Sono diversi i casi in cui durante la visione del film possono venir visualizzate alcune scritte esplicative che vanno riportate in sceneggiatura.  Le dividiamo in tre categorie principali.

 

I.                    TEMPORALI

Quando lo si è scelto come stile del racconto (senza appesantirlo troppo), può essere efficace l’indicazione dei giorni o del tempo che passa (pensiamo al timer di una bomba).  Anche in questo caso la didascalia va scritta in maiuscolo al centro della pagina (magari in grassetto). Può essere posta sia prima (preferibilmente) che dopo l’intestazione della scena a cui si riferisce.

 

Esempio:

 

                Roma 12 Settembre 2001

 

CASA gioVANNI  INT: SERA

In DETT. l’articolo di un quotidiano che parla dell’attacco alle torri gemelle.  Giovanni posa il giornale e prende il telecomando…

 

 

II.                 DI LUOGO

Servono a far orientare lo spettatore nel caso che il film passi da una città ad un’altra, da un paese ad un altro senza che questo venga annunciato nel dialogo.  E’ un espediente che aiuta a dare un’atmosfera di verità, a volte conferisce un taglio quasi da reportage. Viene molto utilizzato nei film di denuncia, nei thriller con risvolti internazionali ecc.

 

 

III.               RIASSUNTIVE

Sia all’inizio che alla fine del film (ma in qualche caso anche in mezzo) e specialmente nei film storici, si ricorre al riassunto delle premesse o delle conclusioni della storia narrata nel film.  Anche in questo caso il testo va scritto in buona evidenza al centro della pagina. Questo testo potrà poi scorrere sullo schermo, oppure verrà letto da un narratore (o entrambe le cose). A parte qualche rara eccezione, questi testi riassuntivi devono essere molto brevi e adeguati al tono della storia.

 

La stessa cosa vale nel caso in cui si vogliano raccontare brevemente i destini dei protagonisti alla fine del racconto, come si fa spesso nei film che si riferiscono ad episodi di storia o cronaca contemporanea (e in qualche commedia satirica). E’bene anteporli ai titoli di coda, altrimenti si corre il rischio che il pubblico si sia già alzato dalle poltrone.

 

Possono esserci ovviamente altri casi in cui si renda necessaria una scritta evidenziata. E’ al buon senso dello scrittore riportarla nella maniera e al tempo giusto.

 

Come in tutte le cose, una sovrabbondanza di didascalie, titoli e scritte finisce inevitabilmente per essere molto fastidiosa e per distrarre l’attenzione dal racconto.

 

 

Pubblicato da luca morsella il 10-4-2008 10:24 in 5 - Sceneggiatura
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Artistic Director