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Lezione XIII - Il dialogo: parte II

 

Quando un personaggio legge qualcosa ad alta voce , è buona norma indicarlo:

 

Ettore prende il giornale e si siede in poltrona. La sua attenzione è subito attratta da un titolo a lettere cubitali.

 

ETTORE

(legge) Attentato terroristico

alle Torri Gemelle…

 

   Giovanni abbassa il giornale e prende il telecomando…

 

In altri casi, quando per esempio viene inquadrato un bigliettino, lo schermo di un computer, o qualsiasi altra scritta che potrebbe essere poco leggibile, si può ricorrere allo stratagemma della voce fuori campo che legge.

 

Giovanni estrae dalla tasca un pacchetto di fiammiferi. C’è un nome segnato a penna:

 

                     GIOVANNI (F.C.)

           Laura…

 

Giovanni rimette in tasca il pacchetto di fiammiferi e si avvia deciso verso la porta.

 

Tutte le volte in cui in testa o in coda ad una scena (comprese le telefonate) due o più personaggi si accomiatano, bisogna ricordarsi di farli in qualche modo salutare.  L’operazione può risultare noiosa e inutile, ma se non si trova il modo di iniziare dopo o terminare prima la scena, evitando così le fastidiose presentazioni e/o i saluti, non ce ne possiamo esimere.

 

Se c’è un personaggio che parla in una lingua straniera si scriverà il dialogo in Italiano con la nota tra parentesi della lingua nella quale quella battuta viene pronunciata. E non solo la prima volta che ciò accade, ma tutte le volte, senza eccezioni.

 

Esempio:

                     IVANOV

            (in Russo) Non l’ho mai conosciuto.

            Non ero a Mosca in quel periodo…

 

La stessa regola vale per i dialetti che non si conoscono alla perfezione.

Sarà la Produzione a fare in modo che quel dialogo venga poi tradotto nella lingua o nel dialetto segnalati dallo sceneggiatore (e quindi, se necessario, sottotitolato).

 

La regola vorrebbe che se il dialogo di un personaggio viene interrotto dalla descrizione dell’azione senza che nessun altro parli nel frattempo, quando si riprende a scriverne il dialogo, accanto al suo nome si annoti (cont.), continua (vedi il primo esempio nella sezione DIALOGO).  Questo facilita sicuramente l’attore che interpreta il personaggio a riconoscere immediatamente le proprie battute.  Tuttavia è una regola poco seguita. 

 

Un po’ più seguita è quella che prevede la stessa annotazione (cont.) nel caso che il dialogo venga spezzato dal cambio pagina e prosegua in quella successiva.

 

 

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domande (11)

Pubblicato da Lucy 12-5-2008 14:19
Ciao Luca, volevo farti una domanda a proposito dei dialetti. Quando si scrive una sceneggiatura in un dialetto particolare è bene scriverla già come verrà trasposta oppure è meglio scriverla in italiano e poi trasporla sulla scena? grazie
Pubblicato da luca 12-5-2008 15:46
Ciao Lucy, la domanda richiede una risposta complessa: se lo sceneggiatore conosce bene il dialetto può permettersi di utilizzarlo, magari con la traduzione in italiano se c'è il rischio di essere poco comprensibili. Ma se lo scrittore non padroneggia l'idioma, dovrà ovviamente scrivere in lingua e specificare che quel dialogo verrà pronunciato in dialetto. Spetterà all'organizzazione produttiva trovare la persona che trasporrà adeguatamente lo scritto. Ma questo vale anche per le lingue straniere.
Pubblicato da comesidfield 12-5-2008 17:30
Ciao Luca, vorrei farti una domanda un po' complessa: "quando scrivi una sceneggiatura come riesci, se riesci, a liberarti dal commento di chi la leggerà?Non parlo della forma, ovviamente, quella è naturale renderla gradevole e accettabile, mi riferisco proprio al contenuto. un esempio? Beh mi viene da pensare a Tim Burton: a chi verrebbe in mente di scrivere una sceneggiatura su un ragazzo che al posto delle mani ha due paia di forbici e si innamora di una comune mortale che alla fine ricambia il suo amore?Smettere di commentare se stessi e liberare la fantasia. Credi sia difficile? E come ci si arriva?
Pubblicato da luca 13-5-2008 6:06
Effettivamente la domanda è complessa, comesidfield, e chiama in causa la parte autoriale dello scrittore di sceneggiature. Ma potrebbe riguardare la creatività di qualsiasi autore di testi letterari o anche di opere più genericamente dette "artistiche". Pensa a Magritte nella pittura o a Marquez nella letteratura. Persino a Francesco De Gregori nella musica leggera. Gli esempi sono decine. Il problema non è tanto saper scatenare la fantasia, ma quella di saperla convogliare in una forma compiuta e rispettosa del mezzo espressivo. Dal tuo nickname capisco che conosci il guru della sceneggiatura il quale ha codificato un sistema abbastanza rigido per poter scrivere un copione. Ma nei suoi testi, non analizza quasi per niente i contenuti, lasciandoli del tutto alla creatività dell'autore. Ma di tutte queste cose parleremo più in là (abbastanza presto), quando si parlerà di cosa scrivere quando si deve sceneggiare un film.
Pubblicato da comesidfield 14-5-2008 16:06
Grazie Luca, aspetto con ansia il post sui contenuti. Credo che oltre a quello che hai detto, poi, ci sia anche un discorso legato alla costanza. Quella sì, è difficile da coltivare.
Pubblicato da luca 15-5-2008 7:21
Caro comesidfield, la costanza certamente è importante, ma ancora di più è la capacità di saper vedere tutta la storia come un unico, come un "prodotto" organico che nasce, cresce, si sviluppa e finisce secondo una struttura coerente.
Pubblicato da scuolacinema.showfarm.com 8-4-2011 16:23
Scuolacinema showfarm.. Retweeted it :)
Pubblicato da scuolacinema.showfarm.com 22-4-2011 16:30
Scuolacinema showfarm.. Very nice :)
Pubblicato da scuolacinema.showfarm.com 3-6-2011 3:20
Scuolacinema showfarm.. Awful :)
Pubblicato da scuolacinema.showfarm.com 5-6-2011 3:41
Scuolacinema showfarm.. Bully :)
Pubblicato da scuolacinema.showfarm.com 16-6-2011 8:34
Scuolacinema showfarm.. Super :)

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