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Lezione XIV - Personaggi

 

E’ consigliabile attribuire dei nomi a tutti i personaggi, anche quelli più piccoli, purchè abbiano qualche battuta di dialogo. Questo per evitare di ripetere troppe volte ( e per personaggi diversi) i termini UOMO, DONNA, AGENTE DI POLIZIA, UOMO 1, UOMO 2 ecc.  Queste ripetizioni confondono il lettore, ma soprattutto rendono più difficile il lavoro sulla sceneggiatura sia per il casting che per il piano di lavorazione.

 

Ma assegnare dei nomi non è sempre sufficiente.  Bisogna ricordarsi di far nominare i personaggi nel dialogo (quantomeno i principali). Rischieremmo altrimenti di non far conoscere al pubblico i nomi dei nostri protagonisti.

 

In diverse sceneggiature si verifica il caso in cui un personaggio viene introdotto ad un certo punto del racconto, ma la sua identità è rivelata molto più avanti. In questo caso il nome del personaggio va segnalato fin dalla prima apparizione, anche a costo di far perdere un colpo di scena.  Questo perché (è importante ricordarlo) la sceneggiatura non è un romanzo giallo.  La sceneggiatura è uno strumento di lavoro. Chi lavorerà sul copione dovrà sapere sempre e con esattezza quali sono i personaggi del film e in che scene appaiono.

 

Quando si ricorre a nomi generici (tipo UOMO o CLIENTE) per personaggi minori che, pur apparendo in una sola scena, hanno delle battute di dialogo, bisognerebbe cercare di distinguerli da altre figure presenti nel film.  Se per esempio un uomo in un bar chiede un caffè al barista, sarebbe bene scrivere:

 

                     UOMO BAR

            Un caffè, per favore…

 

Oppure:

 

                     COMMESSA BOUTIQUE

            Desidera qualcosa, signora?

 

L’indicazione del luogo in cui si svolge la scena spesso può essere sufficiente.

 

Negli ultimi anni, prendendo spunto dalle sceneggiature americane, si tende sempre di più a scrivere in maiuscolo il nome di un personaggio quando appare per la prima volta nella sceneggiatura (in alcune sceneggiature invece tutti i nomi che si riferiscono a presenze umane vengono sempre scritti in maiuscolo).  Questa regola andrebbe seguita non soltanto nel caso di nomi propri o specifici del personaggio (es. GIOVANNI  o  IL GIOIELLIERE), ma anche nel caso di presenze generiche come FOLLA, POLIZIA, CLIENTI ecc. 

L’aiuto che questa prassi dà effettivamente alla produzione del film è molto relativo ed è uno sforzo notevole per lo sceneggiatore.  Può essere tranquillamente disattesa.

 

Ridurre al minimo le notazioni sugli abiti.  Se si vuole si può dare l’idea del look del personaggio, ma senza scendere nei dettagli (se non per qualche situazione o personaggio particolare).

 

Bisogna sempre ricordarsi che ogni scena è un capitolo a se stante e che è necessario precisare ogni volta i personaggi che vi prendono parte, (anche se in forma collettiva, p.e. “I due amici”, “i tre ragazzi” ecc.). Questo serve ad evitare confusioni ed equivoci.

 

Ogni volta che si introduce un nuovo personaggio di un certo rilievo, questo va descritto nei suoi tratti essenziali: età approssimativa, struttura fisica e se utile anche ceto sociale ed altre eventuali caratteristiche distintive.

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domande (6)

Pubblicato da comesidfield 15-5-2008 14:26
Ciao Luca, ma non sarebbe opportuno, se è nei tratti tipici di un personaggio, evidenziare anche un odore (per esempio un personaggio che puzza sempre di alcool) e stabilire le reazioni degli altri attanti? Quelli più abituati non ci fanno caso, mentre i nuovi personaggi reagiscono in modi disparati...In questo caso come si sintetizzano queste particolari caratteristiche dei personaggi?
Pubblicato da luca 15-5-2008 16:05
Ciao comesidfield, il cinema, a parte qualche sperimentazione in Giappone, non ha ancora utilizzato l'odore come mezzo espressivo. Tuttavia, se ben raccontato, anche l'odore può trovare spazio nel racconto. E' ovvio che per metterlo in risalto bisognerà giocare soprattutto (se non esclusivamente) sulle reazioni dei personaggi. Le situazioni da te descritte rientrano nella commedia, ma anche in thriller o film drammatici (p.e. la scoperta di un cadavere in decomposizione) possiamo trovare esempi che fanno al caso tuo. E' difficile generalizzare e bisogna avere il buon senso di adattare ad ogni scena gli strumenti giusti.
Pubblicato da Amantedelcinema 23-5-2008 14:20
Ciao Luca hai perfettamente ragione. Dare dei nomi a tutti i personaggi è utile sia per lo sceneggiatore, sia per gli attori, sia perchi si troverà a rifare il film nel caso di un riadattamento giusto?
Pubblicato da luca 24-5-2008 11:40
Assolutamente giusto, amantedelcinema. Ma a dire il vero lo scopo principale è quello di agevolare il compito dei vari reparti che dovranno prepararsi per le scene da girare avendo chiaro in mente quali e quanti siano i personaggi. Pensa alla costumista, al truccatore, all'aiuto regista ecc.; ma anche alla produzione che deve sapere chi pagare.
Pubblicato da matteo 30-5-2008 14:07
Ma è vero che viene dato un nome anche alle comparse più significative? Grazie
Pubblicato da luca 31-5-2008 18:29
Caro Matteo. Innanzi tutto il termine "comparsa" ufficialmente non esiste più. Si dice "generico", anche se il vecchio termine è ancora utilizzato nel linguaggio corrente. Le "comparse più significative" (quelle che non si limitano a passare sullo sfondo, tanto per intenderci) si chiamano "figurazioni speciali". In ogni caso non sempre nelle sceneggiature vengono dati nomi a tutti i ruoli parlanti, figuriamoci ai generici. L'importante è che chi lavora sul copione non rischi di fare confusione tra i vari personaggi citati nella storia: aiuto regista, direttore di produzione, costumista ecc. devono sapere esattamente quanti e quali ruoli (grandi e piccoli, quindi attori principali e secondari, piccoli ruoli e figurazioni speciali) ci sono nel film e in quali scene. Per quanto riguarda i generici, il loro numero, scena per scena, verrà deciso di comune accordo tra regia e produzione.

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