L'idea secondo la quale bisogna
categorizzare i film secondo il genere, probabilmente nata fin dagli albori di questo mezzo espressivo, è secondo me
fuorviante. Serve solamente ai produttori per
schematizzare il mercato e determinare se un prodotto si collochi o meno nell'ambito di un filone riconoscibile e remunerativo. Spesso i film più riusciti possono essere allo stesso tempo “
drammatici”, “
commedie”, “
storici”, “
d'azione”, “
di guerra” “
thriller”, ecc. Pensate per esempio al già citato “
La Grande Guerra” di
Monicelli o “
Il Padrino” di
Coppola, “
C'era Una Volta In America” di
Leone, “
Toro Scatenato” di
Scorsese (che sono catalogabili in molte delle categorie menzionate), o ad altri che rispondono a due o più criteri di catalogazione, come “
Il Gattopardo” di
Visconti, “
Oltre il Giardino” di
Ashby, “
Il Sorpasso” di
Risi, “
Amarcord” di
Fellini, “
Allucinazione Perversa” (brutto il titolo italiano) di
Lyne, ma anche pellicole più recenti e meno famose come “
Mio Fratello E' Figlio Unico” di
Luchetti o “
American Beauty” di
Mendes o “
Crash” di
Haggis...
Tutto questo per dire che chi si accinge a scrivere una sceneggiatura, a meno che non gli sia stata espressamente commissionata, non deve porsi la domanda fatidica: “A che genere appartiene questa storia?”.
Bisogna scrivere un film che racconti una vicenda interessante, con personaggi interessanti, con dialoghi credibili e risvolti che incuriosiscano, che intrattengano, che catturino l'attenzione e suscitino emozioni. Tutto il resto, compreso l'occhiolino che molti vogliono strizzare ai critici, è fuorviante e finisce per snaturare l'idea e la personalità della nostra storia.