Non so se si è capito, ma io sostanzialmente non credo che si possano comunicare metodologie assolute su come si scrive una sceneggiatura. Mentre la parte tecnica è poco discutibile, il contenuto invece lo è eccome.
Ho già avuto modo di dire che l'unica tecnica in qualche modo riconosciuta è quella che fa riferimento allo schema di Syd Field che, almeno negli Stati Uniti, ha un valore oggettivo. Tuttavia continuerò a dare dei consigli dettati più dall'esperienza che da principi di scrittura.
E' bene fare uno sforzo particolare per rendere interessanti, originali e attraenti i personaggi principali (e qualche secondario). E questo non solamente per rendere la storia più appetibile al pubblico, ma anche (e forse soprattutto) per far apprezzare il progetto agli attori che verranno interpellati durante la fase di casting. Talvolta l'adesione di un determinato attore può risultare decisiva per la realizzazione di un film.
Ricordiamoci sempre che, per dirla con un eufemismo, gli attori hanno un ego estremamente sviluppato e tendono a restare affascinati da ruoli che mettono in risalto le loro doti istrioniche.
Tanto per fare un esempio, Dustin Hoffman fu interpellato per il film Rain Man, di Barry Levinson, ma non per il ruolo del fratello autistico. Letto il copione, l'attore disse immediatamente che avrebbe fatto il film, ma solo se avesse interpretato il personaggio di Raymond, appunto il fratello menomato psichicamente.
Evidentemente quel ruolo gli appariva come una sfida e un'ulteriore possibilità di mostrare nuovi risvolti del proprio talento.
Ovviamente non bisogna esagerare nella caratterizzazione, ma originalità ed approfondimento aiutano molto ad ottenere risultati positivi per la storia e per il progetto.
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