Torneremo sui contenuti della sceneggiatura anche quando parleremo di regia, perchè, come vedremo, le due cose in molti sensi sono inscindibili. In ogni caso, a conclusione di questi post dedicati, voglio consigliare dei film che a mio parere sono basati su una sceneggiatura “di ferro”, cioè perfetta nella strutturazione della storia. Si tratta di pellicole, che piacciano o meno, di genere diversissimo, ma che in comune hanno uno studio della vicenda, dei personaggi e dell'evoluzione narrativa che rende “preciso” il prodotto finale.
Cominciamo da un film di Robert Altman, “I Protagonisti” (The Player) del 1992, tratto dal libro di Michael Tolkin e dall'autore stesso sceneggiato. E' un affresco terrificante sul mondo del cinema americano, impietoso e sarcastico, a volte divertente, a volte paradossale, ma che allo stesso tempo ci aiuta a a capire certi meccanismi dell'industria produttiva statunitense, ad umanizzare personaggi altrimenti “inumanizzabili”. Alla fine del film si ha la netta percezione che si chiuda un cerchio che, pur nella sua assoluta imprevedibilità, non avrebbe potuto chiudersi altrimenti. E il finale è un finale hollywoodiano, che costituisce una sofisticata satira verso se stesso e verso lo star system. Il protagonista è Tim Robbins, e nel cast figurano anche Greta Scacchi, Whoopy Goldberg, Julia Roberts e molti attori che però interpretano se stessi, come Cher, Burt Reinolds, James Coburn, Susan Sarandon, Bruce Willis, Harry Belafonte, Robert Carradine, John Cusack, Peter Falk, Jeff Goldblum, Elliott Gould, Anjelica Huston, Jack Lemmon, Andie McDowell, Malcolm McDowell (quello di Arancia Meccanica), Nick Nolte, Patrick Swayze, Robert Wagner e tanti altri...
La sequenza iniziale de “I Protagonisti”, è un esempio di costruzione registica a tavolino, che prevede una serie di scene ed azioni legate tra loro e che non prevede stacchi di montaggio. E' un caso di “piano sequenza” lunghissimo (oltre 7 minuti), di cui parleremo quando ci occuperemo di regia. Per ora guardatevi il trailer originale: