Stavolta ci occuperemo di un film del 1973, anche questo americano, diretto da George Roy Hill (1921-2002), che veniva dal grande successo di Butch Cassidy, e vincitore di sette premi Oscar. Parliamo de “La Stangata” (in originale “The Sting”), una commedia ambientata negli anni '30 con Paul Newman e Robert Redford come protagonisti.
Anche in questo caso è la struttura della sceneggiatura a rendere il film un gioiello, ma tutto funziona alla perfezione: la regia, i dialoghi, l'ambientazione (scenografia e costumi), la recitazione e persino la colonna sonora. A questo proposito ricordiamo il brano “The Entertainer” di Scott Joplin, un ragtime scritto nei primi del '900.
Nella scrittura è evidente lo sforzo di rendere credibile una vicenda che di veritiero avrebbe ben poco. Per cui tutto è curatissimo fin nei minimi dettagli, tutto funziona come un orologio svizzero. La ricostruzione storica non ha nulla da invidiare a film come “Il Padrino”, sintomo di una ricerca accurata; i personaggi (anche quelli di contorno, con una pletora di caratteristi tra i quali va citato il grande Charles Durning) sono delineati e studiati in modo da renderli simpatici e accattivanti oppure odiosi e cinici ma credibili, come nel caso dell'antagonista (Robert Shaw, che ricordiamo come uno dei protagonisti de “Lo Squalo”); la regia è vivace e coinvolgente.
Ma è l'equilibrio dei toni della commedia e lo sviluppo dell'arco narrativo, sempre più incalzante e appassionante, che alla fine fa risultare vincente un prodotto che potrebbe sembrare semplice, ma che invece è il frutto anche del grande lavoro di David S. Ward, lo sceneggiatore.
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