Fino a qualche anno fa ai film italiani era vietato fare pubblicità a prodotti commerciali, pena il mancato riconoscimento della nazionalità e l'esclusione da premi governativi. Nel 2004 una legge ad hoc ha liberalizzato la situazione ed è quindi possibile (rispettando la coerenza del racconto), mettere in evidenza marchi ed etichette, purchè, ripeto, ciò sia fatto nel rispetto della storia. L'Italia s'è quindi messa in pari con gli altri paesi e sta sfruttando questa situazione, convogliando nel finanziamento dei film fondi reperiti da aziende che vogliono pubblicizzare determinati prodotti.
Per poter attingere a questi soldi, tuttavia, sono necessari, anzi fondamentali, alcuni requisiti che invoglino ad utilizzare il film come strumento di promozione: ci deve essere una Distribuzione congrua, devono esserci attori di richiamo, la storia deve avere potenzialità commerciali. Tutto ciò non è alla portata di tutti e pertanto il Product Placement finisce per facilitare i finznziamenti di film che non hanno comunque grandi difficoltà a trovare i fondi necessari. Però anche per un piccolo progetto ambizioso è possibile tentare questa strada: se la storia è interessante è possibile (con una certa difficoltà, senza dubbio) coinvolgere un attore di nome e, a cascata, trovare un Distributore, altri attori, un riconoscimento da parte del Ministero dell'Interesse Culturale Nazionale e quindi il Product Placement. E' ovvio che la cifra che si riuscirà ad ottenere dalle aziende interessate sarà proporzionale alla visibilità del prodotto pubblicizzato e alle potenzialità commerciali del film. E' consigliabile pertanto prevedere già in sceneggiatura le situazioni che faciliteranno l'inserimento della pubblicità nel contesto del film.
Nel video allegato vediamo la scena finale di “Blade Runner” con una grande pubblicità della TDK alle spalle di Rutger Hauer.
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