Per terminare il discorso sul cinema 3D ci restano alcune considerazioni di carattere generale. Ma partiamo dal fatto che in poco più di 2 mesi “Avatar” ha incassato nel mondo oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, sbaragliando qualsiasi record precedente! Questo significa che si spalancheranno sicuramente le porte ad una massiccia invasione di film stereoscopici e che prima o poi anche in Italia si dovranno fare i conti con questa realtà se non si vuole uscire dal mercato, non dico internazionale, ma anche nazionale. Certamente la tecnologia che permette di realizzare pellicole tridimendionali è complessa e al momento anche costosa, ma credo che, per chi si affacci sul mondo professionale cinematografico, conoscerla approfonditamente significhi avere molte possibilità di entrare dalla porta principale nell'industria del settore, soprattutto in un momento pionieristico (in Italia, almeno) della produzione. Bisogna rendersi conto che un film in 3D comporta un processo produttivo differente da quello tradizionale: la sceneggiatura, la regia, la postproduzione, insomma tutta la filiera, devono essere impostate tenendo bene in mente il risultato che si vuole ottenere. La spettacolarità delle immagini deve essere prevista fin dal momento dell'ideazione, così come i problemi che si dovranno affrontare sia in fase di ripresa, sia in fase di montaggio. Consiglio quindi (anche a costo di utilizzare delle telecamerine stereo di bassissima qualità come la webcam Minoru) di cominciare a familiarizzare con questa tecnologia, per produrre cortometraggi (anche sperimentali) che ci consentano di visualizzare direttamente ciò che noi stessi abbiamo girato, valutando errori, potenzialità e limitazioni. Nel video allegato un filamto realizzato con la Fuji FinePix 3D |