Se due scene consecutive lasciano presumere che tra l'una e l'altra sono passati uno o più giorni, mentre nel resto del copione il passaggio del tempo è più scandito, certamente bisogna fare qualcosa per non rendere disomogeneo il racconto e per non spiazzare lo spettatore che si attende una cronologia più congrua. Ci sono molti artifici, a cominciare dalla possibilità (ad esempio) di utilizzare il dialogo per preannunciare il passaggio di tempo: “Ci vediamo domani sera...”, seguito da una dissolvenza e dal cambio di abiti dei personaggi nella nuova scena (banalizzando).
Ma è anche possibile creare una sequenza cuscinetto che chiarisca la cronologia, sempre facendo in modo che tale sequenza abbia comunque una sua funzione narrativa e non sia soltanto un riempimento. Oltre alle date e alle scritte che didascalicamente evidenziano immediatamente (e forse documentaristicamente) lo scorrere dei giorni e dei mesi, si possono anche immaginare delle scene che senza raccontare nulla, descrivano rapidamente (magari accompagnate da giusta colonna sonora) il cambiamento di luce dall'alba alla notte successiva, attraverso rapidi stacchi in esterno, panoramiche oppure riprese in “time lapse”, cioè con scatti di tipo fotografico intervallati di alcuni secondi (tipo le nuvole che corrono veloci o i fari delle macchine che si spostano rapidi, oppure un fiore che sboccia in pochi secondi).
Nel video la sequenza iniziale con rapidissimi passaggi di tempo nel film cult “Harold & Maude” di Hal Ashby.
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